Loudemy, il Chatbot che smorzare insulti e toni negativi

Oggi vogliamo parlarvi di Loudemy, un chatbot programmato sia per contrastare l’hate speech e la diffusione delle fake news sui social network, sia per aiutare le testate online nella gestione dei commenti dei lettori.

Loudemy è già attivo su Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram, e il suo funzionamento si basa su diversi algoritmi realizzati da enti universitari e resi disponibili in licenza open source. Rilasciato da poco in versione beta, il programma è pensato per due tipologie differenti di utenti. La prima è rappresentata appunto dalle aziende editoriali. «Loudemy può operare sia sui social network che all’interno di blog, forum e sezioni di commenti», spiega Selene Biffi, l’imprenditrice sociale che ha lanciato la startup. In pratica, il bot «si inserisce nelle conversazioni andando a smorzare insulti e toni negativi». Il tutto proponendo «commenti, concetti e dati che propongono una narrazione alternativa e un dialogo partecipato».

Chatbot Loudemy

A differenza di Moderator, un software sviluppato da Jigsaw (realtà della galassia Google), capace di riconoscere i commenti negativi e di escluderli dalla pubblicazione, Loudemy vuole fare un passo in una direzione diversa. Invece di cancellare, si propone di promuovere altri punti di vista supportati da dati ripresi da fonti aperte, neutrali e di qualità come le testate giornalistiche. Le stesse che possono essere utilizzate anche dai singoli utenti, la seconda categoria per cui è pensato il software. Il programma dà loro la possibilità di scegliere un argomento sul quale concentrare l’attenzione della macchina, spaziando dalla politica al razzismo, dal cambiamento climatico alle tematiche legate alla salute. Quando il bot riconosce una fake news interviene in automatico. E lo fa suggerendo un link a siti istituzionali o appunto di testate giornalistiche, selezionate dall’utente, che smonti la falsa notizia.

«Penso che uno strumento come Loudemy contribuisca a smorzare toni troppo accessi e a fornire un punto di vista alternativo all’interno delle conversazioni online», spiega Biffi, «tutto questo attraverso dati, statistiche e concetti presi da fonti di qualità. Non si tratta di far scoppiare filter bubbles, ma di presentare punti di vista alternativi per aggiungere valore ad una conversazione online, a prescindere dalle parti coinvolte o dalla tematica».

Per gli utenti singoli l’iscrizione e l’utilizzo sono gratuiti. Mentre le organizzazioni, a cominciare dalle aziende editoriali, dovranno invece sottoscrivere un abbonamento. E del resto sono per prime le testate giornalistiche ad essere interessate a combattere la diffusione delle fake news. Che la soluzione al problema possa essere Loudemy lo dirà il tempo. Biffi, però, è convinta del suo progetto: «in genere i chatbot vengono utilizzati a supporto del servizio clienti online, ma credo che possano fare molto di più, specialmente in un clima come quello attuale».

Vedremo se il tempo le darà ragione.

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