Facebook «pay»: niente pubblicità e più privacy

«Facebook è gratis e lo sarà sempre», recitava lo slogan del social network per eccellenza. Non è difficile immaginare che gran parte del successo di Facebook sia attribuibile proprio a questo concetto e all’efficacia con cui è stato comunicato. Poi è arrivato lo scandalo Cambridge Analytica, e Facebook ha iniziato a condurre ricerche di mercato per comprendere se una versione «pay» della piattaforma, a pagamento e senza pubblicità, porterebbe più iscritti. Era successo altre volte in passato che Zuckemberg e soci prendessero in esame l’ipotesi di affiancare alla versione «free» del social network una «premium», ma non se ne era mai fatto niente. Adesso, proprio alla luce del recente scandalo e della crescente domanda di privacy da parte degli utenti, potrebbe essere diverso.

I vantaggi del «sistema» pay

Zuckerberg e Sheryl Sandberg hanno dibattuto tanto sui vantaggi di una rete supportata dalla pubblicità, perché secondo loro permetterebbe alle aziende di raggiungere il maggior numero di persone, senza distinzione alcuna. Ma non è l’unico modo per portare avanti il business. «Abbiamo certamente pensato a molte altre forme di monetizzazione, compresi gli abbonamenti, e continuiamo a tener in considerazione i diversi aspetti», riferisce Sandberg.

Zuckerberg ha dichiarato di voler lasciare la porta aperta all’opzione premium. «Ci sarà sempre una versione gratuita di Facebook», ha garantito. L’idea della formula premium, insomma, non andrebbe a sostituire quella che ha determinato il successo su scala globale del social network, ma si affiancherebbe a essa, andando incontro alle perplessità avanzate da tanti utenti che si sono cancellati dalla piattaforma proprio per l’invadenza dei contenuti pubblicitari che mettono a rischio la privacy. L’azienda genera praticamente tutti i suoi 41 miliardi di dollari di fatturato attraverso la vendita di annunci pubblicitari calibrati sui dati degli utenti. Le indagini di mercato degli anni scorsi sul possibile varo di una formula premium giunsero alla conclusione che il pubblico non sarebbe stato ricettivo e che il social network avrebbe perso il proprio appeal.

facebookpay

Effetto Cambridge Analytica 


La crisi di fiducia innescata dal datagate con Facebook, chiamata a difendersi dalle accuse di cessione di informazioni personali di milioni di utenti a Cambridge Analytica, società di consulenza politica che nel 2016 lavorava alla campagna presidenziale di Donald Trump, potrebbe cambiare adesso le regole del gioco. Perché gli utenti non sono più disposti ad accettare a scatola chiusa l’utilizzo improprio dei propri dati sensibili. E tra di essi potrebbe esserci chi è disposto a pagare per restare fuori dal «calderone» della schedatura a fini pubblicitari.

La qualità migliore di facebook: il cambiamento

Se Facebook ha una dote, quest’ultima ha sicuramente a che fare con la capacità di reinventarsi.Anche quando si tratta di cambiamenti dettati dalle circostanze: soltanto qualche anno fa, la classificazione degli editori in base all’affidabilità delle notizie proposte e la possibilità di aggiornare i commenti sarebbero state impensabili. Così come in pochi avrebbero scommesso su dirette video, la nascita di un marketplace e, presto, anche di un servizio di dating. Chissà che il prossimo passo non sia proprio Facebook Premium. Perché Facebook «è gratis e lo sarà sempre», a meno che non ci sia qualcuno disposto a pagare.

 

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