Huawei HarmonyOS: il nuovo sistema operativo di casa Huawei

Huawei passa al contrattacco. Dopo la decisione dell’amministrazione Trump di sospendere i rifornimenti di software e componenti Made in Usa la società cinese ha annunciato qualche settimana fa l’uscita del suo personalissimo sistema operativo, HarmonyOS. In realtà è già da qualche anno che la società cinese lavora su una piattaforma tutta sua, nome in codice Hongmeng.

Huawei HarmonyOS

Una piattaforma che per ora non gira sui telefonini

Huawei vuole emanciparsi dai fornitori a stelle e strisce. Il che non significa che d’ora in poi tutti i prodotti Huawei avranno un sistema operativo proprio. Per quanto ancora abbastanza evasiva nelle dichiarazioni, la società ha fatto capire che per il momento HarmonyOS resta confinata alle nuove TV del gruppo (come la nuova Honor Vision appena lanciata sul mercato cinese) e ai prodotti IoT come smart speaker, smart display, prodotti indossabili e componenti per il settore automobilistico. I telefoni, insomma, resteranno ancora fedeli ad Android, almeno fintantoché Huawei sarà libera di accedere alle risorse di Google. Poi, eventualmente, si cambierà strada.

Nel frattempo i programmatori possono iniziare a prendere confidenza con la nuova piattaforma e soprattutto con le sue specifiche. Che, a quanto pare, sono state pensate per supportare il maggior numero di app e garantire al contempo la migliore esperienza d’uso. “La chiave – ha sottolineato Richard Yu – risiede nell’architettura distribuita di HarmonyOS, costruito su un micro-kernel che consentirà agli sviluppatori di realizzare una sola volta le applicazioni”. Ci penserà la flessibilità della piattaforma a garantirne l’adattabilità su tutti i principali scenari.

Essendo open source, inoltre, HarmonyOS potrebbe essere utilizzato anche dal altri produttori, un aspetto ritenuto fondamentale nell’ottica di uno sviluppo mainstream. Perché, è evidente, la prima motivazione che spinge uno sviluppatore a lavorare per un sistema operativo è la prospettiva di un utilizzo di massa delle proprie applicazioni. Il nodo da sciogliere resta ovviamente quello relativo all’ecosistema di app “primarie”. Qualora fosse costretta a passare integralmente a HarmonyOS, Huawei si troverebbe a dover colmare il buco causato dalla mancanza delle app dell’ecosistema Play Services. La società cinese, come noto, sta costruendo la sua piattaforma AppGallery come alternativa al Google Play Store, e ha presentato Huawei Mobile Services come alternativa ai Google Play Services.

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