I Dipendenti di Amazon ci ascoltano tramite Alexa

Il mondo degli speaker intelligenti sta esplodendo. E con esso la domotica a basso costo, che nel giro di qualche anno trasformerà le nostre case e le nostre abitudini domestiche. Decine di milioni di persone utilizzano gli altoparlanti intelligenti di Amazon e Google per riprodurre musica, ascoltare news o semplicemente per abbassare le tapparelle o spegnere la luce del salotto con un semplice comando vocale.

I Dipendenti di Amazon ci ascoltano

Ma vi siete mai chiesti chi ascolta ciò che diciamo ad Amazon Alexa o a Google Assistant?

In teoria nessuno, in realtà, invece, per il miglioramento di questi sistemi la componente umana è ancora molto diffusa. Bloomberg racconta come Amazon impieghi migliaia di persone in tutto il mondo per rendere più efficiente l’assistente Alexa. Il team ascolta le registrazioni vocali catturate nelle case e negli uffici dei proprietari di Echo, le trascrive, le annotate e quindi le inserisce nel software per eliminare le lacune nella comprensione del linguaggio umano da parte di Alexa e aiutarlo a rispondere meglio ai comandi.

Cosa fare se hai un Echo

C’è da dire che, secondo quanto emerso, le registrazioni inviate ai revisori di Alexa non contengono le generalità e l’indirizzo completi dell’utente, ma sono associate solo a un numero di account. Allo stesso tempo, è bene sapere che all’interno dell’App Alexa, attraverso la quale gestiamo i dispositivi Echo, è disponibile un’area dedicata alla privacy (la si trova nelle impostazioni). Da lì è possibile scegliere se disabilitare l’uso delle registrazioni vocali per lo sviluppo di nuove funzionalità. Di default, l’opzione “Contribuisci allo sviluppo di nuove funzionalità” è attiva. E Amazon scrive: «Quando questa opzione è attivata, le registrazioni vocali possono essere utilizzate per lo sviluppo di nuove funzionalità». Che ci sia un team di persone in carne ed ossa ad ascoltare qualche messaggio qua e là, non è specificato.

La versione di Amazon sulla privacy

La società di Seattle ha fatto intervenire sulla questione un suo portavoce: «Prendiamo sul serio la sicurezza e la privacy delle informazioni personali dei nostri clienti. – ha detto – Annotiamo solo un campione estremamente ridotto di registrazioni vocali di Alexa per migliorare l’esperienza del cliente. Queste informazioni ci aiutano, ad esempio, a formare i nostri sistemi di riconoscimento vocale e di comprensione del linguaggio, in modo che Alexa possa capire meglio le vostre richieste e garantire che il servizio funzioni bene per tutti. Abbiamo rigorose garanzie tecniche e operative e una politica di tolleranza zero per l’abuso del nostro sistema. I dipendenti non hanno accesso diretto alle informazioni che possono identificare la persona o l’account. Tutte le informazioni sono trattate con alta riservatezza».

Privacy a rischio? 

Il fatto che un team “umano” ascolti un campione di registrazioni di Alexa, seppur a scopi migliorativi, apre un nuovo dibattito sulla protezione dei dati personali. È francamente difficile, però, parlare di privacy violata. Amazon registra, si, la cronologia di ciò che diciamo al suo speaker intelligente, ma ciò è stato consentito espressamente da ogni utente.

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