Il futuro di Internet: il problema dell’intelligenza artificiale

Il problema

Vi è poi un secondo aspetto che scaturirà dal continuo sviluppo delle tecnologie ed è quello cui si riferiva Eric Schmidt, presidente della Google, durante la conferenza intitolata “Il futuro dell’economia digitale”, tenutasi a Davos lo scorso 22 Gennaio. Alla domanda di un partecipante su quale sarebbe stata l’evoluzione della rete ha risposto “Rispondo dicendo, molto semplicemente, che Internet scomparirà. Ci saranno talmente tanti indirizzi IP, dispositivi, sensori, oggetti da indossare, cose con cui interagire che saranno parte integrante e continua della nostra quotidianità”

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Pareri discordi

Si è aperto così il dibattito sull’intelligenza artificiale. Dibattito molto acceso che vede due schieramenti opposti: da una parte coloro che sostengono questo magnifico progresso e che condividono il pensiero di Scmidt, dall’altra coloro che sostengono che stiamo creando chi ci controllerà.

A questo secondo schieramento fanno capo due personaggi ben noti e certamente non privi di competenza ed esperienza in questo settore: Bill Gates e Stephen Hawking.

Cosa ne pensiamo Bill Gates e Stephen Hawking

Bill Gates sostiene che questo sviluppo tecnologico ha come obiettivo una inesorabile sostituzione della macchina all’uomo, l’uomo diventerebbe totalmente dipendente dall’intelligenza artificiale, la razza umana perderebbe la propria natura. La concezione attuale di uomo verrebbe persa.

Bill Gates ha infatti dichiarato: “Sono nel campo che si occupa delle super intelligenze, prima le macchine faranno un po’ di lavori per noi e non saranno super intelligenti. Ciò potrebbe essere positivo se sapremo gestirlo bene. Ma qualche decennio dopo potrebbero essere abbastanza intelligenti da destare preoccupazione”.

Anche Stephen Hawking, celebre matematico, sostiene che esista il rischio di un sopravvento dell’intelligenza artificiale su quella umana e che, se ciò si verificasse, verrebbe decretata la fine della razza umana.

Rischi veri o presunti

Queste ultime considerazioni sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, più teoriche delle precedenti, sono certamente intriganti e ci mettono di fronte ai possibili rischi conseguenti lo sviluppo delle tecnologie, ma certamente non a quello di una razza umana serva dei robot.

Il rischio sarà piuttosto che servendoci sempre e comunque delle macchine atrofizzeremo le nostre capacità, specialmente quelle istintuali, e limiteremo le nostre conoscenze, perché: “C’è la macchina che ci pensa”

 

Liberamente tratto da

Internet tra 10 anni, Andrea Stoppa, Huffingtonpost

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