Internet of Things: e l’Italia?

  1. Di che si tratta

Con Internet of Things (IoT), neologismo introdotto da Kevin Ashton, co-fondatore e direttore esecutivo di Auto-ID Center (consorzio di ricerca con sede al MIT), si intende indicare l’utilizzo di Internet nel mondo degli oggetti.

Un migliore chiarimento su cosa si intenda per IoT lo troviamo su Wikipedia dove si dice che “… è una evoluzione dell’uso della Rete, grazie al cui collegamento tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo… le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco”.

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  1. Applicazioni

Numerosi sono i campi in cui è applicato, o lo verrà presto. Si va dal mondo dell’industria all’agricoltura, dalla sicurezza al risparmio energetico, dal biomedicale alla rilevazione di eventi avversi, alla ricerca di un parcheggio, ecc.

Gli ambiti per cui si attende la maggiore crescita nel 2015, in Italia per lo meno, sono in particolare Smart Card, Smart Home, Smart City e Smart Metering.

 

  1. Il Business

Secondo le stime di Cisco (citato da Giulio Coraggio, uno dei fondatori di IoTItaly), si tratta di un mercato che nel 2020 raggiungerà, su scala mondiale, un valore di 19 trilioni di dollari.

Questo perché, secondo le stime di Gartner, nel 2020 ci saranno 26 miliardi di oggetti connessi a livello globale. Abi Research alza la stima e reputa che saranno ben 30 miliardi. Altri istituti parlano addirittura di 100 miliardi di oggetti connessi.

Non per nulla l’avvento di Internet of Things viene salutato come la quarta rivoluzione industriale

Negli Stati uniti

Secondo uno studio di Accenture, l’Industrial Internet of Things, l’IoT potrà comportare entro il 2030 un aumento del PIL di oltre il 2% per un importo pari a 6,1 trilioni di dollari.

In Gran Bretagna

In Gran Bretagna nel 2014 si è stimato che l’Iot avrebbe apportato un aumento di PIL dell’1,8% per il 2030. Il governo, di conseguenza, già nel 2014, aveva pianificato 40 milioni di sterline di investimenti nel settore ed ha lanciato il programma IoTUK per favorire ulteriormente l’utilizzo delle tecnologie IoT nel settore pubblico e privato. L’obiettivo? Far diventare la Gran Bretagna un leader mondiale nell’Internet of Things.

In Italia

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IoT sta dunque diventando un elemento centrale per il business nel mondo.

E l’Italia? In Italia nel 2014 il mercato raggiungeva complessivamente il valore di 1,55 miliardi di euro.

Infatti da noi si contavano già circa 8 milioni di oggetti interconnessi tramite SIM cellulare (+33% rispetto all’anno precedente), per un valore di mercato di 1,15 miliardi di euro (+28%). A cui si aggiunge il mercato delle applicazioni che si appoggiano ad altre tecnologie, come Wireless M-Bus, WiFi, Reti Mesh Low Power, Bluetooth Low Energy, per un valore di 400 milioni di euro.

Di fronte a questa realtà, in concreto cosa si fa a livello istituzionale? Ben poco. Per il momento si è previsto un rilancio della Smart City. Quasi la metà dei comuni italiani vi ha aderito ed ha avviato in fase sperimentale qualche progetto basato su tecnologie Internet of Things.

I potenziali benefici sono enormi; si tratta di una serie di soluzioni:

  • per l’illuminazione intelligente,
  • per la gestione della mobilità,
  • per la raccolta rifiuti,
  • per indicare i parcheggi disponibili.

Tutto ciò potrebbe far risparmiare complessivamente ogni anno circa 4,2 miliardi di euro e migliorare la vivibilità delle città, riducendo l’emissione di CO2, limitando le code per la congestione del traffico o per la ricerca di un parcheggio libero.

Nonostante queste rosee previsioni e buoni propositi purtroppo lItalia rischia di essere tra le maglie nere in questo settore di sviluppo a causa della carenza, tra le altre cose, di infrastrutture, skill e supporto da parte delle istituzioni.

Per questo è sorta un’associazione, la IoTItaly, con l’obiettivo di diventare il punto di contatto tra le autorità pubbliche e private sia per i progetti che per le iniziative relative all’Internet of Things.

 

  1. Criticità: sicurezza e privacy

sicurezza e privacy

Al grande entusiasmo da parte degli esperti in tecnologie, si contrappongono le riserve e le critiche da parte di filosofi, sociologi e associazioni per la difesa dei principi democratici.

Sono state sollevate perplessità sul fatto che il rapido sviluppo dell’IoT non sia proceduto di pari passo con una riflessione sulle questioni relative alla sicurezza e alla privacy.

In un articolo di Forbes del gennaio 2014, Joseph Steinberg, ha elencato molte applicazioni connesse a Internet che possono già “spiare le persone in casa loro”, inclusi televisori, strumenti per la cucina, macchine fotografiche e termostati nonché i dispositivi computerizzati inseriti nelle automobili che sono vulnerabili anche da remoto.

Anche editoriali di WIRED hanno espresso preoccupazioni; in uno in particolare si dichiara “Ciò che stiamo per perdere è la nostra privacy. Anzi, è anche peggio. Non soltanto non avremo più privacy, ma dovremo star buoni a guardare mentre il concetto stesso di privacy verrà sconvolto sotto il nostro naso.”

Seriamente preoccupata della possibilità che l’IoT gradatamente trasferisca ad “altri” il controllo della nostra vita, L’Associazione Americana per le Libertà Civili ha scritto che “Non esiste un modo semplice per prevedere come saranno utilizzati questi strumenti così potenti, che si accumulano in maniera sproporzionata nelle mani di corporazioni che cercano vantaggi finanziari o di governi che aspirano ad un controllo ancora maggiore. C’è la possibilità che i Big Data e l’Internet delle Cose ci rendano più difficile controllare le nostre vite, e mentre noi diventiamo sempre più trasparenti per grandi corporazioni e istituzioni governative, esse diventino sempre più torbide.”

Tratto liberamente da: Internet of Things a rischio in Italia

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