Tablet e smart speaker: l’avanzata delle nuove «baby sitter» digitali

Sono a volte assistenti vocali, spesso video o cartoni, quasi sempre videogiochi. A tutti gli effetti svolgono il ruolo della baby-sitter sì, ma digitale. Lo sanno beni i genitori contemporanei che, statistiche alla mano, si affidano più che mai agli schermi dei dispositivi elettronici per intrattenere i propri figli, sostituendo in parte il «parcheggio» davanti alla televisione che hanno vissuto le generazioni passate. Cambiano i sensi di colpa ma anche, si potrebbe dire, gli orizzonti. I genitori del passato erano accusati di «lasciare i figli a guardare troppa tv». Quelli del presente sembrano avere perso il controllo su quello che vedono (e fanno) i loro piccoli davanti agli schermi.

In discussione non è l’attrazione fatale verso il “mezzo” (la diamo per assodata), semmai va discussa la governance di queste nuove baby sitter e l’uso che viene fatto.

baby sitter digitali

Colpa del troppo lavoro dei genitori

Uno studio pubblicato nel Journal of American Medical Association quest’anno ha rilevato che l’aumento del tempo che i bambini passano davanti ai display non è il risultato dell’avvento di nuove tecnologie quanto piuttosto la combinazione tra genitori che lavorano e fattori socio-economici. È risultato, infatti, che chi passa più tempo davanti ad app tv pc..etc, sono i figli di genitori con bassi livelli di istruzione e reddito familiare. Semplicemente perché non hanno tempo e le possibilità economiche di occuparli con altre attività. E poi c’è il fattore ansia, tipico della modernità urbana. Molti genitori sono poco disposti, per ovvie ragioni, a mandare i propri figli e a giocare all’aperto senza sorveglianza.

Ovviamente non tutti gli schermi sono uguali

La differenza la fa sia il tipo di bambino (c’è chi ha una personalità maggiormente dipendente di altre) che il genitore. Al netto di queste osservazioni esistono numerosi studi (e il buon senso) che indicano come in media su una popolazione di adolescenti più di 60 minuti giornalieri di esposizione ai media digitali può rappresentare un problema.

Cosa sappiamo, cosa non sappiamo e cosa dobbiamo ammettere

L’impatto delle nuove tecnologie sui bambini è ancora relativamente sconosciuto a causa della mancanza di studi scientifici che richiedono dati e analisi di lungo termine. Prendiamo il caso della violenza nei videogiochi. Ad oggi gli studi non ci permettono di escludere una influenza diretta dei videogiochi violenti sulla formazione di pensieri aggressivi o di comportamenti aggressivi. Ma non ci permettono neanche di stabilire una correlazione certa (se non addirittura una relazione diretta).

Non sono mezzi sicuri e non ci possiamo fidare

Sicuramente i genitori d’oggi non si possono fidare ciecamente delle tecnologie che arrivano in casa come se fossero giocattoli di legno. Soprattutto quando il dispositivo si connette al web senza la presenza di parental control per la gestione dei contenuti. Per la prima volta non ci possiamo fidare, come è avvenuto in passato con la tv. Serve studiare il funzionamento di queste applicazioni, comprenderne le potenzialità e i pericoli. A queste paure si aggiungono i resoconti sui pericoli di esporre i bambini ai video generati dagli utenti online. Anche la Tv in streaming ha un ruolo in questo. Un recente articolo di Reuters descrive l’assalto dei servizi di streaming rivolti ai bambini come parte del problema. «I bambini  hanno un appetito senza fine per le ripetizioni», osserva. Cosa che può portare a gravi conseguenze comportamentali, se trascurata o mal gestita.

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