The Fork: il successo italiano nella ristorazione

Secondo Bertrand Jelensperger, co-fondatore e Ceo di TheFork, l’Italia è uno dei mercati più floridi per questo nuovo settore della ristorazione.

 

the-fork-logo

 

The Fork

E’ la piattaforma internazionale di Trip Advisor (start-up mamericana) che fornisce un servizio di prenotazione online e mobile al ristorante.

The Fork è un autentico colosso nel mondo della ristorazione 2.0, nato da tutta una serie di fusioni e acquisizioni. Lo attestano i numeri che il CEO ha fornito alla stampa: “The Fork è presente in 12 Paesi, conta complessivamente 33.000 ristoranti di cui 8.000 in Italia, 5 Milioni di download dell’applicazione, 5 milioni di recensioni e 550 dipendenti”

 

Com’è nata l’idea

Bertrand Jelensperger in un’intervista rilasciata per il Sole24Ore rivela che l’idea sarebbe nata, a sua volta, da tre idee.

  • creare un sito su cui trovare facilmente ristoranti;
  • introdurre poi la possibilità di prenotare online;
  • aggiungere infine lo Yield management, cioè la proposta di prezzi differenti a seconda dei giorno e del periodo dell’anno, come già fanno le compagnie aeree e le ferrovie.

 

La realtà in Italia

 

– Successo dell’iniziativa

Più sopra abbiamo appena ricordato che i ristoranti che hanno aderito a questa iniziativa, in Italia, sono già 8.000. Quindi sembra quasi inutile ripeterlo: l’Italia è uno dei mercati più floridi per The Fork.

Infatti Almir Ambeskovic, Country Manager di The Fork afferma che: “Quello del cibo è un business tipicamente italiano, sul quale  gli italiani partono con grande vantaggio rispetto a cittadini di altre nazionalità. Quando un italiano scrive una recensione sul cibo consumato in un locale sa veramente di cosa parla ed è in grado di dare un giudizio. Questo fa la differenza e porta valore aggiunto a una piattaforma come The Fork”.

 

E Bertrand Jelensperger aggiunge: “L’Italia è uno dei Paesi in cui operiamo che sta crescendo più rapidamente grazie a un team eccellente, ma anche perché il mercato è pronto all’utilizzo di servizi come The Fork. E’ interessante notare che in Italia il 65% delle prenotazioni viene già dal canale mobile. Abbiamo anche un ottimo tasso di ripetizione, che significa che gli utenti che usano il servizio una volta continuano poi a prenotare spesso…La nostra visione per il 2016 dunque è ottimistica. Sul fronte B2B, abbiamo intenzione di aggiungere altri 2.000 ristoranti, mentre sul versante B2C vogliamo aumentare le revenue”.

 

– Presenza di criticità

In Italia vi sono però dei problemi che pesano più che altrove quando si decide di aprire o lanciare un’impresa, che dipendono da una burocrazia lenta e complicata e da una diversa mentalità nei confronti dell’imprenditorialità. Riassumendo la situazione italiana da questo punto di vista, Almir Ambeskovic dice che: “In Italia è senz’altro più difficile fare impresa che altrove. C’è la burocrazia, ma c’è anche un’iniziale diffidenza verso le idee imprenditoriali. Quando abbiamo iniziato con RestOpolis erano in tanti a non credere alla nostra idea. Teniamo anche conto della scarsità di capitali circolanti, anche se io sono convinto che una startup non debba necessariamente avere bisogno di capitali per partire. Eppoi qui si ha ancora paura a fallire: non ci si lancia in un’impresa perché si teme di essere giudicati male, invece negli Usa sanno bene che fallire è importante per poi ricominciare senza fare gli stessi errori”.

Davvero un altro modo di pensare.

 

Le recensioni

I ristoranti vivono anche di questo. Buone recensioni attirano altri clienti e rinvigoriscono le entrate, mentre recensioni critiche, o decisamente negative, possono squalificare l’esercizio, far perdere clientela e compromettere la stabilità e il futuro economico dell’azienda.

Ma vi è anche un altro problema ed è che possono esserci delle false recensioni che possono danneggiare il servizio offerto.

Il CEO di The Fork pare non preoccuparsene più di tanto perché, son sue parole, “Ci sono molteplici sistemi per verificare le recensioni: in Trip Advisor c’è la community, c’è un algoritmo, c’è un team dedicato che verifica quando sono segnalate delle anomalie.

Per quanto riguarda TheFork – prosegue – noi permettiamo di scrivere una recensione solo dopo aver prenotato e completato l’esperienza.

Un sistema per certi versi più semplice sul fronte della verifica, che ha come rovescio della medaglia un minor numero di recensioni”.

  

Il problema delle false recensioni online esiste e rischia di danneggiare servizi come quello di TheFork. Cosa fate per combatterlo?

«TripAdvisor e TheFork hanno sistemi diversi sulle recensioni. Su TripAdvisor ci sono tantissime recensioni, conta 350 milioni di visitatori unici al mese e questi visitatori trovano riscontro delle loro esperienze nelle recensioni di TripAdvisor. Inoltre su TripAdvisor ci sono molteplici sistemi per verificare le recensioni: c’è la community, c’è un algoritmo, c’è un team dedicato che verifica quando sono segnalate delle anomalie. Per quanto riguarda TheFork, noi permettiamo di scrivere una recensione solo dopo aver prenotato e completato l’esperienza. Un sistema per certi versi più semplice sul fronte della verifica, che ha come rovescio della medaglia un minor numero di recensioni. Uno dei nostri obiettivi per quest’anno è proprio di avere più review grazie alle recensioni dei due portali».

 

Recentemente ha detto che «La scale-up è il capitalismo di domani». Ce lo spiega?

«Negli USA c’è un numero impressionante di start-up, molte falliscono o sono vendute prima di crescere in modo significativo, ma ci sono anche grandi successi come TripAdvisor, Linkedin, Facebook e Google. Queste aziende sono ora parte attiva dell’economia mondiale, creano lavoro. Non è facile passare da start-up a scale-up perché comporta il cambiamento di tutte le regole aziendali. E’ bello essere una start-up, ma bisogna anche avere l’ambizione di passare per esempio da 2 milioni di revenue a 100 milioni di revenue, una volta che si hanno i clienti e il business model. Tutto deve essere basato su ambizione e scalabilità, tenendo in mente che si deve crescere ma non a qualsiasi prezzo».

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