Uber e Airbnb chiedono all’Ue di essere tutelate

Nascita di un’idea

Tutti in qualche modo conosciamo che cosa sia la sharing economy, se non altro per aver visto ai caselli autostradali passaggi privilegiati, in certi orari, per coloro che utilizzano questa modalità per recarsi al lavoro.

 

air-bnb

 

Si tratta, in due parole, dell’economia della condivisione; nel caso citato di condividere l’auto, ad esempio, tra amici o conoscenti che quotidianamente si spostano verso lo stesso luogo di lavoro.

Qual è il vantaggio? Risparmio economico ed energetico, minor inquinamento visto che utilizzano una macchina anzichè quattro e minor stress, visto che si possono alternare alla guida.

Ma la Sharing economy non è solo condivisione di un’auto; è molto di più.

L’idea della condivisione è nata con la crisi finanziaria internazionale, e si è allargata a settori sempre nuovi. Di fronte ad una crisi che intacca risparmi e salari ecco che si è trovato un modo per risparmiare, condividendo tutto quello che è possibile: una stanza del proprio appartamento, un’automobile, ma anche una bicicletta, una moto, una babysitter con i vicini, i libri scolastici tra amici che possono studiare insieme, e perfino la spesa, organizzandosi con amici e vicini per andare al supermercato a turni o per approfittare di offerte più vantaggiose acquistando, insieme, una maggiore quantità e varietà di prodotti.

 

Ed anche di un problema

Molto bene, verrebbe da dire, ma dove sta il problema? Il problema sta nel fatto che, sfruttando quest’idea, sono sorte delle aziende che offrono questi servizi. Alcune in breve tempo sono diventate dei colossi con consistenti fatturati, come le californiane Uber e Airbnb, ed hanno invaso, con le loro App, il mondo intero, naturalmente Europa compresa.

Ne è nata una concorrenza che in Europa è stata ritenuta sleale e contraria alle leggi che regolano il mercato in questi settori.

Ne è conseguita così una lunga diatriba, fatta di incomprensioni, accuse, ricorsi nei tribunali, che ha scomodato anche il presidente Obama che ha affermato che “l’Europa combatte con le leggi perché non può competere sul mercato”.

 

Uber e Airbnb

Le abbiamo citate; ricordiamo brevemente cosa trattano queste aziende.

La Uber è un’azienda californiana giunta agli onori della cronaca in Italia, e non solo, per le proteste dei tassisti. Infatti si tratta di una app mediante la quale si può chiamare o prenotare un’auto condivisa, offerta da coloro che si sono iscritti al servizio e che, naturalmente, non sono dei taxisti con regolare licenza.

La Airbnb è invece “l’equivalente” nel campo dell’offerta di disponibilità di camere o case da parte di privati che aderiscono, tramite questa app, all’iniziativa, facendo così concorrenza ad hotel, pensioni, bed & breakfast, ecc.

 

 

Il problema è legislativo

Il problema di fondo, che mette in crisi queste aziende e i loro rapporti con la comunità europea, è la differenza legislativa fra i vari Paesi per cui, non trovando un quadro normativo comune, Uber e soci sono costretti a modificare le loro policy Stato per Stato e, a quanto pare, con conseguenze economiche meno redditizie.

Per questa ragione Uber, Airbnb e altre 45 aziende (anche europee) della sharing economy hanno firmato una lettera indirizzata alla presidenza dell’Unione Europea. In questa lettera i firmatari chiedono ai vertici Ue di “garantire che le leggi locali e nazionali non limitino inutilmente lo sviluppo della sharing economy a discapito dei cittadini europei”.

 

In Italia

In Italia le leggi in vigore sono ancora quelle del 1992 e la tanto annunciata regolamentazione del servizio non s’è ancora vista.

Per la Uber recentemente, a Giugno del 2015, l’Autorità dei trasporti ha emanato un atto di segnalazione che apre le porte all’app californiana, invitando governo e Parlamento ad aggiornare la legge del 1992.

Il 2016 sarà l’anno buono per farlo? “Non facciamo previsioni – risponde Tursi, general manager della Uber Italia – ma in questi mesi c’è stato un dialogo crescente e costruttivo, oltre che un interesse crescente da parte di tutte le forze politiche”.

 

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