Coronavirus, Facebook e Instagram contro le pubblicità delle mascherine e le fake news

Facebook e Instagram hanno messo al bando le pubblicità di mascherine. I social network hanno dato un nuovo giro di vite alle misure prese per arginare truffe e fake news online sull’emergenza coronavirus. Le piattaforme di Menlo Park hanno imposto una sospensione temporanea degli annunci commerciali relativi a mascherine e altri dispositivi sanitari su cui si è scatenata la caccia all’acquisto.

La scelta della società è stata annunciata con un tweet dal suo direttore per la gestione dei prodotti, Rob Leathern, che ha sottolineato come questa misura sia indispensabile per porre un freno al tentativo di alcune persone di sfruttare a loro favore l’attuale situazione d’emergenza. Insomma: fuori da Facebook e Instagram gli sciacalli che vogliono lucrare sui prezzi.

Dal momento che nella maggior parte dei negozi, online e fisici, le mascherine Ffp2 e Ffp3 (ossia quelle con i filtri più potenti) sono irreperibili, alcune persone hanno iniziato a rivenderle sul marketplace di Facebook a prezzi esorbitanti. O a comprare pubblicità per raggiungere un più ampio numero di potenziali clienti.

Stesso copione anche su Instagram, che a sua volta è corso ai ripari. “Le scorte sono scarse, i prezzi sono aumentati e siamo contro le persone che sfruttano questa emergenza di salute pubblica”, ha twittato Adam Mosseri, capo di Instagram.

Facebook, inoltre, rimane attivamente coinvolto nella lotta contro la disinformazione online sull’epidemia da coronavirus. La piattaforma ha modificato le sue linee guida in modo da vietare i post che contengono informazioni errate relative al coronavirus, come cure miracolose o ipotesi di complotto. I social network di Menlo Park continuano infine a fornire collegamenti a fonti verificate quando un utente svolge una ricerca a tema Covid-19.

 

Facebook e Instagram contro le pubblicità delle mascherine

Un pop-up informativo, ora anche su Instagram, invita gli utenti a consultare il sito dell’Organizzazione mondiale della Sanità o, in Italia, quello del ministero della Salute indicandoli come fonti sicure